Biodiversità e aree protette

La BIODIVERSITA‘ è la grande variabilità genetica delle molteplici specie e forme di vita presenti sulla Terra.

Le foreste sono vitali per il futuro della vita. Esse sono l’habitat di oltre due terzi di tutte le specie di animali e piante terrestri conosciute e rappresentano la casa di migliaia di indigeni che vi trovano cibo, cultura, acqua e riparo.

Foreste perdute vuol dire specie perdute. Il tasso di estinzioni di piante e animali si è moltiplicato di mille volte rispetto al ritmo precedente alla comparsa dell’uomo sulla Terra. La comunità scientifica prevede che entro il 2050 sarà diecimila volte più alto. Siamo di fronte alla sesta grande ondata di estinzioni, la prima legata alla presenza umana.

Meno di un decimo delle terre emerse consiste oggi in paesaggi forestali intatti che ospitino foreste primarie di almeno 500 chilometri quadrati di estensione al riparo da significative fonti di disturbo di orgine antropica, esse per lo più risiedono nella fascia tropicale di foresta pluviale (l’Amazzonia, il Cuore verde d’Africa e le Foreste Paradiso dell’indonesia e del sud-est asiatico) e la taiga unita alle grandi foreste boreali di Russia, Canada e Alaska.

Meno del 3% del suolo europeo ospita paesaggi forestali intatti, nel continente europeo infatti, oltre 150mila chilometri quadrati annui di foresta temperata cadono vittima delle motoseghe. Appena l’8% di queste foreste intatti, sono sotto regime di protezione, ovvero l’unico strumento utile a conservare la biodiversità animale e vegetale ancora presente sulla Terra.

In un mondo in cui la pressione antropica, lo sfruttamento delle risorse naturali e il consumo di territorio sono diventati ormai insostenibili fino a determinare il collasso ecologico a cui stiamo assistendo, la scomparsa degli habitat naturali, i cambiamenti climatici, l’introduzione scellerata in natura di “bombe genetiche” come gli OGM o la diffusione artificiale di specie alloctone con la conseguente rottura degli equilibri ecologici, causano l’estinzione di migliaia di specie e l’impoverimento complessivo di biodiversità a ritmi ormai catastrofici. 

La salute del pianeta si misura nella sua capacità di dare ospitalità alla vita, continuità ai cicli biologici e variabilità alle forme di vita. La crisi della biodiversità, l’insieme delle variabilità genetiche delle forme di vita presenti sulla terra, è l’indicatore di un allarme ecologico che sempre di più ci richiama all’urgenza di evitare il collasso ambientale al quale ci stiamo avvicinando.

Molto c’è da fare per invertire tale rotta, tante specie minacciate possono ancora essere salvate dal declino e sicuramente le aree protette, i parchi, le riserve naturali e le riserve marine, rappresentano lo strumento principale e l’ultimo baluardo per la sopravvivenza e la conservazione degli ecosistemi e della biodiversità.

E’ per questo che la Selva Oscura chiede con forza alle istituzioni e alla cittadinanza di avviare finalmente politiche globali di tutela delle specie e degli habitat.

La Selva Oscura opera culturalmente perché il patrimonio ambientale e naturale del pianeta sia tutelato, protetto e riconosciuto come bene universale indisponibile e inalienabile dell’umanità, dedicato alla scienza, alla Natura e alla conoscenza, a partire dagli oceani, dai poli, dai territori inviolati, dalle grandi foreste primarie, dai grandi fenomeni naturali e le ultime aree vergini del globo.

Nel territorio riminese, il luogo in cui la Selva Oscura opera il suo attivismo, si propongono in particolare alla tutela i bacini idrici naturali, ovvero i luoghi strategici dove la Natura è più ricca e fragile: il fiume Marecchia, il fiume Conca e il Mare Adriatico mediante l’istituzione di nuove ed efficaci aree protette.

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