Strano amore

Cos’è la sessualità? Cos’è l’eros?

La sessualità è l’artificio che la vita ha escogitato nella storia dell’evoluzione per perpetuare se stessa. Anche l’eros, cheè forma evoluta della sessualità, è inconcepibile senza la presenza di un altro da me: se non come presenza fisica, al limite come presenza immaginata o fantasticata. E mentre negli animali la sessualità è dimensione mirata esclusivamente alla riproduzione, nell’uomo la sessualità diventa eros precisamente perché si disgiunge dalla procreazione e acquisisce una connotazione psichica e voluttuosa. L’eros come possesso, come potere, come estasi dionisiaca che spezza ogni controllo su di sé e sull’altro. Come afferma Battaille in una memorabile pagina dei suoi scritti erotici[1], nell’istante più vivo della fusione, il puro splendore della luce, come un improvviso lampo, illumina il campo immenso della possibilità in cui questi amanti individuali vengono sublimati, annientati, docili nella loro eccitazione a una ricercata sottilità.

Sessualità ed eros sono dunque due fenomeni disgiunti: l’eros si serve della sessualità, ma non coincide con essa. L’eros conosce la sua origine nella sessualità, ma va oltre. E’ oltre. Nell’uomo la sessualità finisce dove inizia l’eros e l’eros è qualcosa che non appartiene al dominio della natura, né al dominio della dimensione somatica e fisiologica dell’essere umano; l’eros appartiene in realtà interamente alla dimensione della complessità dell’essere umano.

Se tante complessità vi sono nel mistero dell’eros, la scelta di luoghi alternativi e atipici per fare l’amore non ha in verità alcunché di strano o di particolare. Soprattutto se lo si analizza in termini psicologici di percezione dell’ambiente e, per così dire, di etologia umana. Esiste infatti una connessione stretta e dimostrata tra i comportamenti esploratori di controllo del territorio e i comportamenti di natura sessuale ed erotica. Ossia essi si accompagnano inevitabilmente all’attivazione di alcune aree del sistema nervoso centrale che sono connesse con i comportamenti di conoscenza dell’altro, ed in particolare con la conoscenza di habitat ancora inesplorati.

Tutto questo avrebbe una funzione evoluzionistica, ossia permetterebbe di diffondere i propri geni all’interno di etnie e di spazi non familiari, che vanno al di là della propria tribù e del proprio clan. La scelta di un luogo altro, alieno, non abituale avrebbe quindi una funzione intrinsecamente stimolante, come peraltro ha ogni stimolo che presenti componenti neofile, ovvero di amore e attrazione per ciò che è nuovo, in contrapposizione invece a una dimensione ripetitiva, coatta e limitata della percezione dello spazio e del tempo intorno a sé.

Quindi, ciò che a prima vista sembrerebbe il frutto di un potere di trasgressione dal sapore piuttosto contemporaneo dovrebbe essere riallocato nella dimensione etologica e filogenetica dell’atto dell’accoppiamento, senza costituire in sé nulla di eccezionale.

Riguardo la scelta dei luoghi, direi che, ahimè, riflettono in modo spesso prevedibile i luoghi e le dimensioni in cui qualcuno può essere occasionalmente colto da un impulso non immediatamente governabile, ma capace di spezzare il tedio o la ripetitività dei gesti all’interno di uno dei momenti topici della vita dell’uomo contemporaneo. A questo proposito, è un classico ad esempio la dimensione del volo transoceanico in cui le lunghe ore di immobilità in cabina, l’impossibilità di ricevere stimoli diversi da quelli di un pasto, di una lettura o di una proiezione cinematografica (tutti stimoli evidentemente non sociali) spingono inevitabilmente lo sguardo e i sensi ad attivarsi alla ricerca dell’altro e di una possibile scarica emozionale, sensuale e sessuale.

Questo vale anche per tutti gli altri luoghi che spesso vengono citati come ‘strani’, ma che sono in verità tra i più consueti della vita odierna. Per esempio, l’auto o un giardino, o uno spiazzo autostradale. Così, quella che appare una trasgressione volutamente ricercata e alimentata con la fantasia è in realtà soprattutto un’azione coatta che si dispiega in luoghi piuttosto ricorrenti statisticamente.

Diverso, forse, sarebbe riflettere sulle immagini mentali che attraversano questi e altri dispiegamenti della sessualità umana. Infatti non è difficile sostenere che durante l’atto sessuale la nostra mente generi un mondo immaginario, contiguo, sincronico e parallelo per mantenere adeguati livelli d’eccitazione e per raggiungere l’orgasmo. Le idee e le fantasie che la nostra mente attiva durante l’eros possono essere anche particolarmente distanti sia rispetto a quel che sta avvenendo sul piano fisico del rapporto tra i corpi, sia rispetto all’habitat che concretamente si configura attorno agli amanti.

Biodiversità e aree protette

La BIODIVERSITA‘ è la grande variabilità genetica delle molteplici specie e forme di vita presenti sulla Terra.

Le foreste sono vitali per il futuro della vita. Esse sono l’habitat di oltre due terzi di tutte le specie di animali e piante terrestri conosciute e rappresentano la casa di migliaia di indigeni che vi trovano cibo, cultura, acqua e riparo.

Foreste perdute vuol dire specie perdute. Il tasso di estinzioni di piante e animali si è moltiplicato di mille volte rispetto al ritmo precedente alla comparsa dell’uomo sulla Terra. La comunità scientifica prevede che entro il 2050 sarà diecimila volte più alto. Siamo di fronte alla sesta grande ondata di estinzioni, la prima legata alla presenza umana.

Meno di un decimo delle terre emerse consiste oggi in paesaggi forestali intatti che ospitino foreste primarie di almeno 500 chilometri quadrati di estensione al riparo da significative fonti di disturbo di orgine antropica, esse per lo più risiedono nella fascia tropicale di foresta pluviale (l’Amazzonia, il Cuore verde d’Africa e le Foreste Paradiso dell’indonesia e del sud-est asiatico) e la taiga unita alle grandi foreste boreali di Russia, Canada e Alaska.

Meno del 3% del suolo europeo ospita paesaggi forestali intatti, nel continente europeo infatti, oltre 150mila chilometri quadrati annui di foresta temperata cadono vittima delle motoseghe. Appena l’8% di queste foreste intatti, sono sotto regime di protezione, ovvero l’unico strumento utile a conservare la biodiversità animale e vegetale ancora presente sulla Terra.

In un mondo in cui la pressione antropica, lo sfruttamento delle risorse naturali e il consumo di territorio sono diventati ormai insostenibili fino a determinare il collasso ecologico a cui stiamo assistendo, la scomparsa degli habitat naturali, i cambiamenti climatici, l’introduzione scellerata in natura di “bombe genetiche” come gli OGM o la diffusione artificiale di specie alloctone con la conseguente rottura degli equilibri ecologici, causano l’estinzione di migliaia di specie e l’impoverimento complessivo di biodiversità a ritmi ormai catastrofici. 

La salute del pianeta si misura nella sua capacità di dare ospitalità alla vita, continuità ai cicli biologici e variabilità alle forme di vita. La crisi della biodiversità, l’insieme delle variabilità genetiche delle forme di vita presenti sulla terra, è l’indicatore di un allarme ecologico che sempre di più ci richiama all’urgenza di evitare il collasso ambientale al quale ci stiamo avvicinando.

Molto c’è da fare per invertire tale rotta, tante specie minacciate possono ancora essere salvate dal declino e sicuramente le aree protette, i parchi, le riserve naturali e le riserve marine, rappresentano lo strumento principale e l’ultimo baluardo per la sopravvivenza e la conservazione degli ecosistemi e della biodiversità.

E’ per questo che la Selva Oscura chiede con forza alle istituzioni e alla cittadinanza di avviare finalmente politiche globali di tutela delle specie e degli habitat.

La Selva Oscura opera culturalmente perché il patrimonio ambientale e naturale del pianeta sia tutelato, protetto e riconosciuto come bene universale indisponibile e inalienabile dell’umanità, dedicato alla scienza, alla Natura e alla conoscenza, a partire dagli oceani, dai poli, dai territori inviolati, dalle grandi foreste primarie, dai grandi fenomeni naturali e le ultime aree vergini del globo.

Nel territorio riminese, il luogo in cui la Selva Oscura opera il suo attivismo, si propongono in particolare alla tutela i bacini idrici naturali, ovvero i luoghi strategici dove la Natura è più ricca e fragile: il fiume Marecchia, il fiume Conca e il Mare Adriatico mediante l’istituzione di nuove ed efficaci aree protette.